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POLITICA
4 settembre 2013
NON HANNO LA PIÙ PALLIDA IDEA DI COSA SIA
A Roma Forza Nuova minaccia con manichini insanguinati Cécile Kyenge perché "le sue parole traboccano di razzismo nei confronti della cultura europea", perché gli italiani aprano gli occhi davanti al “pericolo in cui si troveranno i cittadini se venisse applicato lo Ius Soli”.
E viene da chiedersi se tocca anche rispondere ad argomenti del genere.
Sì, tocca rispondere. Sempre. Anche di fronte all'ennesima intimidazione violenta e fuori dal tempo, tanto grave quanto pietosa e ridicola.
Tocca rispondere per tante buone ragioni, ma anche per dire, semplicemente, che non si ribaltano così le carte sul tavolo della storia.
La cultura europea è figlia di quell’impasto antico di culture, religioni, identità, che si sono mescolate nei secoli, dopo tanti conflitti sanguinosi e grazie al respiro di grandi stagioni di fioritura intellettuale.
Quella cultura europea è figlia di tante “seconde generazioni”, di tanti popoli in cammino, in arrivo o in transito, di tante storie diverse che nei secoli si sono incontrate. Di popoli che parlavano o scrivevano in latino, greco, arabo, ebraico, aramaico, yiddish, celtico, gotico, runico, frisone e in un’infinità di altri idiomi e dialetti mescolati tra loro. Non oggi, ma secoli e secoli fa.
I fascisti di Forza Nuova lascino da parte la cultura europea. Non hanno la più pallida idea di cosa sia.

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POLITICA
22 febbraio 2013
METTIAMOCI IL CUORE. E UN PO' DI CERVELLO.

Per cambiare questo Paese servono fatica e coraggio. Mettiamoci il cuore. E un po' di cervello.

POLITICA
30 ottobre 2012
A CIASCUNO IL SUO

Si discute tanto di democrazia, partecipazione, trasparenza. Giusto.
La politica e i partiti sono lontani dai cittadini, dalla vita reale, dai problemi. Bisogna cambiare.
Si fanno le pulci al PD e alle primarie del centrosinistra, alle regole con cui si svolgeranno il 25 novembre.
Poi ti capita di leggere il “comunicato politico n. 53 di Beppe Grillo” con cui il “capo politico” ti spiega come e chi deciderà i candidati del Movimento 5 Stelle per Camera e Senato.
In sintesi: può votare solo chi è iscritto (e qualcuno, me compreso, direbbe: giustamente!) al movimento di Grillo. Iscritto - piccolo dettaglio - entro il 30 settembre scorso. Cioè qualche settimana fa. Gli altri cittadini che volessero partecipare, niente da fare. Peccato, troppo tardi.
Può essere candidato solo chi era già stato candidato alle elezioni comunali o regionali nelle liste M5S, ma non è stato eletto l’altra volta, chi non ce l’ha fatta.
E’ un po’ un giro di risarcimento per i trombati. Una cosa tra loro.
Il tutto sotto l’occhio vigile di Beppe Grillo, il “capo politico” (come da sua autodefinizione), l’unico titolare dei diritti d’uso del simbolo del Movimento 5 Stelle (come ribadito nel loro “Non Statuto”).
Eletto da chi ? Da nessuno, ovvio. E’ tutto un lavoro fatto in casa, la sua.
Una versione di democrazia diretta rivista e corretta. Molto rivista e molto poco corretta.
Ecco, l’Italia ha bisogno di democrazia, partecipazione, trasparenza, cambiamento. Giusto, sacrosanto.
Ci sono un paio di siti internet a cui dare un’occhiata. Per farsi un’idea sulla politica. Sulle differenze in politica. Prima di scegliere.
Grillo e il suo M5S la fa così:
www.beppegrillo.it/movimento/regole_politiche_2013.php#liste
Noi, il PD e il centrosinistra, la facciamo così:
www.primarieitaliabenecomune.it
A ciascuno il suo.


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POLITICA
12 maggio 2012
ANGELI

La cosa più bella del Piano Sud del Governo ? Il progetto "Angels".

Tra i 30 e i 50 ricercatori italiani all'estero torneranno in Italia per tenere un ciclo di lezioni in 10-15 dipartimenti universitari del Mezzogiorno.

Poi selezioneranno gruppi di studenti meritevoli da portare per 6 mesi con una borsa di studio nelle università e nei centri di ricerca stranieri di provenienza degli stessi “Angels”.

Una cosa simbolica, una goccia nel mare.

Ci hanno messo sopra due lire. 5,3 milioni di euro.

Per il Sud, per le università italiane serve ben altro, certo.

Ma è un segno di speranza, di futuro, di apertura al mondo.

Un’occasione per dire a quei ragazzi del sud che possono prendere in mano la loro esistenza, farne qualcosa di buono, in Italia o in giro per il mondo.

Un modo per ricordarci che abbiamo, al di là dei nostri confini, un'Italia che studia e lavora, di cui dovremmo andare fieri. Un'Italia che ama il suo Paese e che aspetta solo di essere utilizzata.

Un progetto così è una goccia nel mare, sì. Di quelle da moltiplicare per 100.

Ricordiamocelo quando si scriveranno i programmi di governo futuri.

Un'Italia migliore c'è.


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POLITICA
28 aprile 2012
LA FORZA DEL DIRITTO
E' passata quasi inosservata. Una notizia a suo modo storica.

Charles Taylor, già Presidente della Liberia, è stato condannato in questi giorni dalla Corte Speciale per la Sierra Leone per complicità e favoreggiamento negli atroci crimini compiuti dal Ruf, dal Fronte rivoluzionario unito, durante la guerra civile in Sierra Leone dal 1991 al 2002.

50.000 vittime, stupri di massa e schiavitù sessuale, reclutamento di bambini-soldato, mutilazioni e riduzione in schiavitù, torture e saccheggi.

Tutto per i "diamanti di sangue". "Blood diamond". Quelli di Naomi Campbell, quelli del film di DiCaprio.

E' la prima condanna di un ex Capo di Stato accusato di crimini di guerra e contro l'umanità da parte della giustizia internazionale dai tempi di Norimberga, nel 1946.

Nessuno, neanche la più alta carica di uno Stato, può rimanere impunito per le atrocità che ha compiuto nell'esercizio - o, meglio, nell'abuso - delle sue funzioni. Questo è il messaggio al mondo, semplice e potente, lanciato da L'Aia, dal cuore dell'Europa.

La forza del diritto. E non il diritto della forza.

Never forget, un mondo migliore è possibile.

POLITICA
10 marzo 2012
MA LA GRECIA E' FALLITA O NO ?

I governi europei salvano la Grecia dal fallimento impegnando 130 milardi di euro presi dai loro bilanci pubblici. La Grecia è costretta ad attivare le clausole di azione collettiva per imporre l'adesione allo swap, alla ristrutturazione concordata del debito, non solo all'85 % dei suoi creditori che già l'avevano scelta volontariamente, ma a quasi tutti. Ma visto che il cambio dei titoli di stato greci con relativo deprezzamento non è stato realizzato su base “volontaria” per tutti i creditori, questo è sufficiente a far scattare la definizione tecnica di “default” per la Grecia, rendendo esigibili – cioè pagabili – 3,2 miliardi di dollari di risarcimenti derivanti da “credit default swap”, i titoli assicurativi emessi a garanzia di un potenziale fallimento greco. Insomma, paghiamo a caro prezzo coi soldi dei cittadini europei il salvataggio della Grecia, che però tecnicamente fallisce lo stesso, a beneficio degli speculatori finanziari internazionali che sono per buona parte origine del problema, avendo  puntato al fallimento di mezza Europa come se stessero giocando d’azzardo a Las Vegas e non sulla pelle di milioni di persone. Tutto normale ? O c’è qualcosa di serio che proprio non funziona in questo sistema finanziario globale ? O ci si mette seriamente mano, o facciamo prima a dirci che dall’inizio della crisi del 2007 ad oggi abbiamo scherzato, che è tutto come prima, che il conto di chi non produce ma campa sulla speculazione finanziaria internazionale continueranno a pagarlo sempre i bilanci pubblici degli Stati, quindi i cittadini. E sempre più a caro prezzo, tagliando diritti e servizi essenziali.

POLITICA
3 marzo 2012
FISCAL COMPACT: NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE

L’approvazione del Fiscal compact non basta, è ovvio. Servono, subito, misure coraggiose per la crescita. Perché obiettivi di rientro del debito così rigidi e ravvicinati rischiano di generare ulteriori effetti recessivi e peggiorare la dinamica delle finanze pubbliche, invece di migliorarla. Per cui, ora serve un “Economic compact”, una sferzata europea per creare lavoro e crescita. Ma va dato atto che l’UE avvia da ieri un processo di risanamento strutturale e di convergenza delle finanze pubbliche dei singoli Stati membri che, nel giro di una decina di anni, potrebbe darci una solidità e una messa in sicurezza dei debiti sovrani che altre aree del mondo si sognano. Gli USA, probabilmente a ragione sul breve periodo, hanno scelto di puntare ora sulla crescita, rinviando il risanamento. Ma, prima o poi, dovranno metterci mano pure loro. E i numeri dicono che per loro la situazione è ancora più complicata. Il debito pubblico europeo aggregato è pari all’80 % del PIL, quello degli USA sta per superare il 100 %, quello del Giappone è largamente sopra al 200 %. Se il risanamento non lo fai prima che sia troppo tardi, poi la crescita del PIL – ammesso che ci sia sempre e che sia solida – può non bastare a tenere il quadro economico in equilibrio e rischia di saltare il banco. Insomma, con il lancio dell’Unione fiscale fatto ieri, iniziamo a mettere le basi per un futuro europeo più solido, fondato sull’idea che non ci mangeremo oggi il patrimonio delle future generazioni. Il Fiscal compact ce l’hanno imposto i tedeschi, secondo una logica di austerità stirata al limite dell’ostilità verso gli altri paesi europei più in difficoltà. E non va bene. Tocca cambiare linea politica, tornando ad investire su infrastrutture europee, ricerca, innovazione tecnologica, occupazione giovanile. Ma questo Fiscal compact produrrà, col tempo, anche effetti singolari – e non sempre voluti o graditi dai suoi principali promotori. Per conferma, chiedere già ora all’austera Olanda, che faceva le pulci alla Grecia fino a ieri e che è stata bruscamente richiamata dalla Commissione europea a rispettare gli obiettivi di riduzione del deficit pubblico, senza concessioni a sforamenti imprevisti. Il Fiscal compact dovrebbe impedire che la Grecia trucchi nuovamente i conti pubblici, certo. Ma anche che Francia e Germania prima impongano patti di stabilità e poi li calpestino indisturbatamente, in nome del fatto che sono i più grandi e forti, come hanno già fatto nel 2003, col beneplacito dell’Italia. O che la Spagna già annunci, come ha fatto ieri, la sua prima deroga, giusto un paio d'ore dopo aver aggiunto la sua firma al patto fiscale. Questo trattato, se non resterà carta straccia, aiuterà a rendere sempre più irreversibile il processo di integrazione europea. La convergenza fiscale e di bilancio che si inaugura, renderà sempre più concreto l’obiettivo di costruire un debito pubblico comune europeo, con gli Eurobond. E, inevitabilmente, più si convergerà, più si imporrà la necessità di avere anche una politica economica europea comune. Insomma, è tempo di usare questa crisi dei debiti sovrani e queste misure di austerità che non sempre abbiamo gradito come premessa, come trampolino per un salto di qualità dell’Europa verso una maggiore integrazione politica ed economica. E qui è tempo che democratici e progressisti europei battano un colpo, con un progetto politico solido, che immetta democrazia e partecipazione popolare nelle vene di un’Unione europea troppo burocratica, macchinosa e distante dalla comprensione dei cittadini. O vogliamo lasciare anche questa parte di lavoro alla destra di Merkel, Sarkozy e, magari, dello spagnolo Rajoy ?

15 febbraio 2012
ROMA HA BISOGNO DI FUTURO

Ecco, il momento è ora.

E’ il momento di indicare un progetto, un orizzonte per la Capitale d’Italia.

Perché sì, sono da condividere le valutazioni del Governo Monti sul no alle Olimpiadi Roma2020, la prudenza finanziaria, la sfiducia in una classe dirigente romana inadeguata e in quella del mondo sportivo, inamovibile da decenni.

E’ giusto dire che è l’ennesimo fallimento, un penoso epilogo degli anni di saccheggio morale e materiale di Roma da parte della destra di Alemanno. Che è ora di cambiare.

Bene, bene tutto. Ma non basta.

Per governare una città europea, una grande capitale mondiale, che è – non solo per colpa di Alemanno – in affanno, piena di problemi, seduta su se stessa, non basta dire che bisogna cambiare.

E non basta nemmeno preparare un programma per le elezioni del 2013 per la buona e ordinaria amministrazione della città.

A Roma, tocca darle una nuova vocazione strategica per il futuro, un senso per gli anni a venire.

Le Olimpiadi forse non erano la risposta. Può essere.

Di certo la risposta non sta nel semplice “grande evento”.

Ma tocca dirsi la verità.

Roma ha le casse vuote. E ha un vuoto di progetto per il futuro.

La Capitale ha bisogno di grandi investimenti in infrastrutture, di un nuovo modello di crescita economica e urbana, di valorizzare in tutt’altro modo il suo potenziale inespresso di cultura, di arte, di lavoro e impresa.

Ci dobbiamo giocare una partita che dovrebbe vederci in competizione con le grandi aree urbane del mondo, da Shanghai a Londra, da Mumbai a Rio, da Berlino a New York.

E invece arriviamo a malapena fuori dal Raccordo Anulare…

Ci vuole un “pensiero lungo” su Roma, un grande progetto di futuro, una visione e gambe robuste su cui camminare. Grandi idee, proposte concrete, soldi.

Chi si vuole candidare a governare questa città deve dare, prima di tutto, una risposta, concreta e convincente, a questa domanda.


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POLITICA
14 febbraio 2012
LA VITA VERA DELLE PERSONE DAVANTI AL RESTO
Basta leggere Reichlin su L’Unità (oggi da ritagliare e conservare da parte, una spanna sopra gli altri). E poi Tonini su Europa.
Dicono cose diverse, è vero.
Ma, sulle cose essenziali, sul sostegno al governo Monti, sul nostro rapporto coi Socialisti Europei, sul modello sociale europeo (che è, al fondo, il nostro modo di immaginare lo Stato e la sua funzione) sono molto più vicini di quello che si racconta.
E’ per dire che certe discussioni nel PD dovrebbero essere fatte senza portare i cervelli all’ammasso, senza l'ansia di sventolare le bandiere di tifoserie contrapposte al nostro interno, prima ancora di aver iniziato a ragionare nel merito.
Che bisogna imparare una buona volta a mettere l’Italia, l’Europa, il mondo, la vita vera delle persone davanti al resto.
Le ragioni che ci uniscono sono maggiori di quelle che ci dividono.
Non è buonismo, è solo voglia e urgenza di occuparci dell’essenziale.
Di cosa racconteremo agli italiani tra un anno, di che futuro saremo in grado di proporgli.

"Se da anni mi batto, scrivo e mi impegno per la formazione di un partito più largo rispetto alla visione del mondo della sinistra storica, più inclusivo, più aperto ai movimenti, più centrato, anche col nome, su quella che è la questione più grossa e più densa di pericoli del nostro tempo, cioè la crisi della democrazia moderna; se cerco lo strumento più adatto per un nuovo patto democratico e sociale senza il quale le società si disgregano e si imbarbariscono e le stesse economie di mercato alla lunga non reggono; se dunque ho fatto questa scelta è perché i problemi reali non sono più leggibili dentro il vecchio universo concettuale del marxismo e del classismo. E' chiaro ?
Ma questo non significa fare un partito moderato il cui orizzonte sta tutto nella politica corrente. Dove va l'Italia se non c'è una forza capace di tornare a rappresentare un popolo, una umanità, se non c'è un partito capace di lottare con esso e per esso ?" (Alfredo Reichlin)

"A mio sommesso parere, ciò che è in gioco, in questa discussione, non è il nostro rapporto col socialismo europeo, che non può che essere stretto e forte, ancorché autonomo e non esclusivo. E' in gioco, piuttosto, il senso del nostro contributo alla discussione in atto nel campo progressista, europeo e non solo.
Proprio l'esperienza del governo Monti ci dice che la frontiera del riformismo possibile resta quella dell'economia sociale di mercato: cioè il modello sociale europeo, nel quale il socialismo, il liberalismo e il popolarismo, da ultimo arricchiti dall'apporto di una moderna cultura ambientalista, hanno dato ciascuno il meglio di sé." (Giorgio Tonini)

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permalink | inviato da Enrico Petrocelli il 14/2/2012 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
12 febbraio 2012
INVECE DI DISCUTERE SUL NOSTRO OMBELICO...
Che scatole, quì in Italia ripartiamo sempre da capo. Il problema non é fare o non fare la sezione italiana del PSE (che sappiamo bene essere più un forum di voci dissonanti, specchio di un'Europa divisa da nazionalismi e identità particolari, piuttosto che un vero e proprio partito). Serve invece portare la politica (e le forme di partecipazione democratica dei cittadini) al livello delle sfide vere, che non può che essere quello europeo.
La verità mi pare lampante: per fare l'Europa politica, per portare più democrazia a Bruxelles, per fare il governo comune dell'economia, gli Eurobond, un nuovo Piano Marshall per creare milioni di nuovi posti di lavoro, per salvare, rinnovare e portare nel nuovo secolo la straordinaria invenzione dello Stato sociale europeo, abbiamo bisogno di un nuovo, grande Movimento Progressista Europeo o no ? O pensate davvero che ci risolvano il problema il duo Merkozy con le brillanti idee che ci hanno propinato fino ad ora ?!?!?
Non lo vogliamo chiamare PSE ? Non basta ? Va bene, sono d'accordo.
Ma la vera, assoluta priorità della politica, anche in Italia, dovrebbe essere darci quanto prima uno strumento per fare una battaglia continentale per costruire un’Europa diversa (che significa, dovremmo averlo capito ormai, anche un’Italia diversa).
Al Parlamento Europeo abbiamo inventato il gruppo dei Socialisti&Democratici. E' un inizio, ma non basta.
Tra 2 anni ci sono le nuove elezioni europee. Riusciamo a fare, non dico una lista continentale sotto lo stesso simbolo, ma almeno delle liste nazionali collegate ad un programma comune e ad unico candidato per la Presidenza della Commissione Europea ? Riusciamo a proporre una riforma della legge elettorale per il Parlamento Europeo che preveda, accanto alle quote nazionali, una quota elettiva europea, con candidati comuni in tutti i paesi UE ? Sono obiettivi minimi, mica sto proponendo di fare domattina l'elezione diretta del Presidente della Commissione Europea...
Ma soprattutto, e per essere concreti, dal 1 aprile 2012, entra in vigore il “Diritto di iniziativa dei cittadini europei”, lo strumento per promuovere petizioni europee raccogliendo 1 milione di firme di almeno 7 paesi UE, con cui ottenere dalla Commissione Europea la presentazione di una proposta legislativa sulla materia scelta. E’ un altro buon passo in avanti.
Ecco, invece di rimettersi a fare discussioni inutili sul nostro ombelico, non sarebbe male se il PD, già dal 1 aprile, ci chiamasse a raccogliere le firme, qui da noi, e insieme ai socialisti, ai democratici, ai progressisti di tutta Europa, per la prima petizione dei cittadini europei. Magari a sostegno del piano europeo contro la disoccupazione giovanile presentato qualche giorno fa dal PSE (ma l’autore delle proposte, qui in Italia, se volete possiamo pure ometterlo, così siamo tutti più felici…).
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